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Se il parlamento diventa un optional...
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2014
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."


Quello appena citato, per gli smemorati, non è un inno sovversivo, o un incitamento alla rivolta popolare. E' semplicemente l'art.1 della Costituzione Italiana, la pietra angolare della nostra malata repubblica. Pare però, che da un annetto a questa parte, la Costituzione sia stata messa da parte in ragione del pensiero "napolitano"; un nuovo codice ad uso e consumo del nostro presidente della Repubblica che, in maniera molto personalistica, interpreta il proprio potere di indirizzo in maniera preponderante ed esclusiva sulla scelta del presidente del Consiglio. Successe così un anno fa col governo Letta, nato, si disse, in un momento difficile e drammatico per il nostro paese, sul baratro del default e in piena crisi recessiva, e la storia si è ripetuta oggi, con le dimissioni di Letta e l'incarico (ancora "virtuale", ma tra poco vero e concreto) di Matteo Renzi, rampantissimo segretario del PD, acclamato a furor di popolo dalle primarie, non senza qualche contraddizione.

Renzi, più volte, ha sottolineato che un suo eventuale incarico non sarebbe mai nato con il metodo "Letta-Napolitano", ossia senza legittimazione del voto parlamentare-popolare, e in assenza di elezioni; ma la storia, almeno quella recente, ci dimostra come le parole siano volanti come certi tappeti delle mille una notte, pietra un giorno prima, e polvere il giorno dopo.

L'Italia, poi, si conferma quel paese dove la precarieta legittima altra precarietà; e se questo vale, da sempre, nel mondo del lavoro, dove i licenziamenti di massa determinati dalla crisi economica, giustificano politiche giuslavorative mirate allo sfruttamento dei lavoratori, in barba alla propria stabilità economica, oggi vale anche per il governo del paese. Letta infatti andò al governo dichiarando di essere alla guida di un governo non a termine ma che si era posto alcuni obiettivi, non raggiunti i quali si sarebbe tornato al voto; alla faccia di quelli che c'hanno creduto, ecco servito un governo Renzi, che, nei suoi intenti arriverà fino alla fine della legislatura, con una serie di slogan frutto del peggiore marketing elettorale.

La cosa che appare ancora più grave, nel caso in questione, è l'ennesima assenza di un passaggio parlamentare, necessario per determinare questa crisi di governo; Letta, invece di rassegnare le proprie dimissioni di fronte al parlamento ha pensato di andare direttamente al Colle, dimostrando esplicitamente che il parlamento è stato privato di qualsiasi funzione d'indirizzo per quanto riguarda il potere esecutivo.

In un paese serio una mossa come quella concertata dal trio Letta-Napolitano-Renzi, con la sapiente regia di un redivivo Berlusconi (che, guarda caso, è stato lo stesso Renzi a rilegittimare politicamente), il parlamento si sarebbe dimesso in massa, determinando la necessità di nuove elezioni immediate; ma dietro questa presunta codardia c'è, semplicemente, l'effimero bisogno di stipendi, guarentige e privilegi a cui questi signori (tutti compresi) non sanno, non possono e non vogliono rinunciare. Tutto ciò determina un vero e proprio golpe, servito all'italiana, nel quale l'unico a rimetterci le penne è il popolo elettore e maggioranza ed opposizione siedono seduti allo stesso tavolo a mangiare dallo stesso piatto.



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permalink | inviato da occhiodelciclone il 14/2/2014 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Diversamente sfascisti
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2013
Ancora una volta dovrei aprire questo intervento scrivendo "Era già tutto previsto" ma sarebbe ripetitivo e poco originale. Di certo non voglio macchiarmi dello stesso peccato originale di Berlusconi, anch'egli ripetitivo nel fare cadere il governo di turno quando urge trovare una soluzione alle sue perenni beghe giudiziarie.
Ancora una volta il Cavaliere ha posto la sua immunità e il suo salvataggio "politico" davanti agli interessi del paese, affossando il discutibile governo PD-PdL (la fine di questa esperienza è l'unico fatto positivo di questa vicenda), ma, soprattutto, condannando il nostro paese all'amministratore coatta da parte dell'Unione Europea, fatto inevitabile che avverrà puntualmente tra qualche mese, con un enorme bagno di sangue dal punto di vista impositivo e dei tagli della spesa pubblica (sanità. scuola, servizi in generale).
La chiamata alle dimissioni, prima dei parlamentari e poi dei componenti dell'esecutivo, è un atto di gravità senza precedenti, proprio perchè alla base c'è un ricatto che riguarda, esclusivamente, la condizione personale di Silvio Berlusconi e dei suoi processi.
A proposito della tanto discussa questione della decadenza e dell'applicazione della legge Severino, in tanti dimenticano un secondo passaggio, altrettanto fondamentale; a metà ottobre la corte d'Appello di Milano deciderà il periodo di interdizione dai pubblici uffici relativo alla sentenza del processo Mediaset, sulla base del quale Berlusconi, comunque, non sarà candidabile alla prossima tornata elettorale.
Dunque la caduta del pessimo governo Letta è l'ennesimo colpo di coda elettorale di un Berlusconi che vorrebbe rilanciarsi e rilanciare il partito-azienda, con una sorta di distinguo da coloro con il quale il PdL governa ormai senza soluzione di continuità da quasi due anni. Gli elettori sapranno eludere l'ennesima cortina fumogena del presidente-piazzista?
E nel frattempo, proprio all'interno dell'ex PdL (ormai Forza (Nuova) Italia), ministri, sottosegretari e coordinatori fanno sapere di non essere d'accordo con chi, nel partito, ha deciso questa linea estremista...  Il buon Di Pietro li avrebbe chiamati "cerchiobottisti", ossia individui capaci di di stare con due piedi in due paia di scarpe diverse; da una parte si mostra il cosiddetto (ma quale?!?!?) senso di responsabilità che non li vorrebbe fare dimettere e che li vede in disaccordo col partito e dall'altra gli ubbidienti discepoli "diversamente Berlusconiani", come si è defiito Alfano, che fanno cadere il governo con le loro dimissioni in massa.
Ovviamente nessuno si faccia ingannare; le perplessità, i "distinguo", le indignazioni sono l'ennesimo tentativo di maquillage elettorale, volto a convincere l'onda populista etero-televisivamente-diretta, che "loro non volevano", "loro si sono ribellati", "loro stanno dalla parte del popolo".

E il PD? E' complice, tanto quanto il PdL, di essersi illuso di potere governare con Berlusconi e trarne qualcosa di decente; grazie a questo enorme errore politico, ha dato la possibilità a Grillo e soci di affermare che avevano ragione, che "PD=PdL", distruggendo, con qualche mese di esperimenti, la esigua e residua credibilità che questo partito ancora aveva. Il presidente Napolitano ha una gravissima responsabilità; ha forzato la mano dando vita a qualcosa che non avrebbe mai dovuto nascere e si è anch'egli fidato di Berlusconi e dei suoi sodali, nonostante il passato avesse tanto da insegnare.

Lo spettro delle elezioni è sempre più vicino; ma con questo sistema elettorale e con questa classe politica l'unica alternativa sembra un biglietto di sola andata per qualsiasi altro paese nel mondo.

Il migliore alleato del PD
post pubblicato in Diario, il 18 giugno 2013
Alzino la mano tutti coloro che, in questi giorni, non abbiano affermato, almeno una volta, di avere previsto la diaspora che sta dilaniando il Movimento Cinque Stelle. In realtà che potessero esserci dei problemi legati al sistema di governance del movimento questo era chiaro (e neanche Grillo aveva negato tale possibilità) ma che queste fibrillazioni potessero creare più di un malumore tra i cosiddetti "grillini" (termine odioso ma universalmente utilizzato) questo era di più difficile previsione.
Nei fatti la grandissima affermazione alle elezioni politiche, dove un elettore su quattro ha scelto di votare il M5S, da straordinaria opportunità si è rivelata un terribile boomerang, soprattutto per il fatto di avere imbarcato persone tanto diverse tra di loro ma, probabilmente, legate solo dal comune senso di protesta. Avere incalanato la rabbia è stato un grande merito di Grillo ma il passo successivo, ossia rendere la protesta "costruttiva", sulla base di una piattaforma comune e condivisa, non è mai semplice e, soprattutto, richiede tempo per il consolidamento.
Quello che viene definito da più parti come "scilipotismo", si sta rivelando il maggiore problema del M5S; nei fatti è entrata in parlamento gente candidata per l'esigenza di riempire le liste, votata alle parlamentarie da qualche decina di internauti. In questo senso per portare gente veramente convinta delle idee (e soprattutto dei metodi) del Movimento, sarebbe stato forse più opportuno e avrebbe reso la pattugli di grillini veramente compatta e non così "friabile".
Spesso la soluzione, poi, è peggiore del problema in se per se e succede che i processi sommari fatti all'interno del Movimento con le espulsioni (meglio chiamarle epurazioni) dei dissidenti ad opera delle assemblee, avallate poi dalla "rete", vengano percepiti come l'antitesi della democrazia interna e partecipata.
In questo senso il M5S si sta rivelando il migliore alleato del peggiore PD della storia, capace di rinnegare nel giro di due mesi tutto quello che aveva giurato di non fare in campagna elettorale (allearsi col PdL, rifare le grandi intese, salvare un'altra volta Berlusconi) ma, rispetto al "feroceBeppeGrillo"(e solo rispetto a lui, mai in senso assoluto), più affidabile e "responsabile".
Se il M5S vorrà tornare ad essere l'alternativa a questo sistema di potere nel quale  esiste solo il "metodo unico" (di fatto una dittatura non dichiarata), dovrà probabilmente ricominciare tutto daccapo, cercando di partire dalla formazione di un nocciolo duro all'interno del Movimento stesso capace di gestire e amministrare il fenomeno (un pò come sta succedendo, tra alti e bassi in Sicilia) e di creare i meccanismi di propaganda che consentano al M5S di diffondere le proprie idee, a prescindere dalla rabbia e dai vaffanculo di turno.


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permalink | inviato da occhiodelciclone il 18/6/2013 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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