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Libera azione
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2009

In altri interventi ho già ricordato il mio feeling con Giorgio Gaber, autore straordinario come pochi altri, capace di rivelare attraverso le sue canzoni e le sue parole le distorsioni e le manie degli italiani. In particolare, come già ricordato, c'è una canzone del signor G che "mi suona in testa" ed è "La libertà".
Tutto ciò ha un significato ben preciso. Ieri ascoltavo, come quasi ogni giovedì, Anno Zero, trasmissione alla quale partecipavano, oltre al solito Travaglio e al redivivo Vauro, anche Enrico Mentana, Paolo Mieli e Maurizio Belpietro. Il tema della puntata era il ricordo di Indro Montanelli e i 100 anni dalla sua nascita. Del giornalista di Fucecchio sono state dette tante cose, ne è stato ricordato il presagio antiberlusconiano e l'incontro-scontro con l'editore occulto de "Il Giornale" rappresentato sotto molteplici versioni di testimoni o presunti tali.
In realtà Montanelli è stato semplicemente un pretesto per capire se oggi come ieri c'è davvero libertà di stampa in Italia, ossia se le testate giornalistiche siano davvero libere dal condizionamento degli editori, così come lo sono verosimilmente le televisioni.
La montagna in realtà ha partorito il topolino: ossia si è detto che questi condizionamenti c'erano prima così come ci sono oggi e non bisogna fare tanti drammi per questo.
L'idea che mi sono fatto, osservando la situazione generale dei media in Italia, è un pò diversa. La televisione di Stato continua ad essere controllata dal governo (qualsiasi colore esso sia) e qualsiasi posizione difforme dal padrone-controllore non è accettata e viene punita con provvedimenti di ammonizione (una forma più leggera della censura). Il maggiore gruppo televisivo privato è controllato da colui che in questo momento governa il paese e che influenza la nomina dei direttori delle testate giornalistiche; i non-allineati vengono spediti nel palinstesto notturno (vedi Costanzo) o, peggio ancora, vengono messi fuori (vedi Mentana). I giornali rimangono condizionati dai propri editori che, oggi come non mai, sono costretti a "non mancare di rispetto" ai propri governanti o ai propri finanziatori-gruppi bancari. Internet è sotto stretta marcatura con il governo che intende emanare provvedimenti che limitino in qualche modo la libertà di espressione attraverso una sorta di censimento dei blogger.
Ritornando dunque a Gaber mi ricordo che "la libertà non è uno spazio libero"; l'esistenza stessa di trasmissioni "contro" come Anno Zero non è sintomo di libertà.
Piuttosto mi pare che la gente abbia deciso di rinunciare alla libertà intesa come partecipazione delegando ad una sola persona (poco importa che sia Berlusconi, è il concetto che vale) la possibilità di decidere chi dovrà andare in parlamento, quali leggi approvare e quali siano le priorità del paese. L'Italia, in realtà sta ricadendo nell'antico vizio di affidarsi ad un uomo solo al comando, al salvatore della patria, escludendo, di fatto, la possibilità di trovare alternative. In questo senso l'opposizione autocancellandosi ha, di fatto legittimato questa posizione dell'elettorato trovatosi nell'impossibilità di scegliere una possibile strada diversa.
In questo senso, in occasione del 25 aprile, in ricordo degli eroi patrioti partigiani e non, che ci liberarono dai nazifascisti, mi chiedo se la Libera azione che ci fu restituita, oggi sia una condizione esistente o illusoria; cioè se  la "libera azione" che tanto abbiamo desiderato oggi sia una condizione di sostanza e non di mera forma.

Quando si tocca il fondo...
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2008

Indubbiamente il risultato del ballottaggio è la conferma di un vento di destra che sta "spazzando" l'Italia e che, inevitabilmente, coinvolge il comune di Roma, governato da 15 anni dal centrosinistra. La sconfitta di Rutelli, del PD e di tutta la sinistra, non deve essere presa, però, come alibi per una contestazione sulla segreteria del Partito Democratico. Fare dei processi sommari il giorno dopo una sconfitta amara ma, forse non nella misura, prevedibile, sarebbe affrettato e deleterio. Piuttosto bisogna soffermarsi sulle cause, riconducibili, probabilmente al problema sicurezza, al di là di ogni possibile strumentalizzazione (avvenuta nei fatti) da parte della destra, un tema sentito dai cittadini romani più di ogni altro nella capitale.
Il PD e, più in generale, la sinistra dovrà attentamente esaminare la situazione per capire cosa deve cambiare nelle soluzioni proposte agli elettori, nelle tematiche da affrontare e nelle priorità da porre nel proprio programma politico, già nel proporsi come opposizione in parlamento e nelle amministrazioni locali. Ossia bisogna riconquistare la politica reale, su un terreno nel quale il centrodestra sembra avere guadagnato più credito soprattutto nell'elettorato moderato.
Bisognerà poi riconsiderare un rinnovamente della classe dirigente, in modo da proporre facce e idee nuove, capaci di scaldare l'animo degli elettori e dei cittadini, di incarnare meglio lo spirito di novità che comporta la nascita stessa del Partito Democratico e di una nuova linea da parte della Sinistra in generale; tutto ciò a prescindere dalle giuste considerazioni sulla legalità delle condizioni in cui si vota, ricordate da alcuni amici blogger, che devono essere garantite, specialmente al Sud. In particolare rimarco un concetto, a mio avviso fondamentale: la libertà di voto dipende, inevitabimente dalle condizioni economiche in cui versa un individuo; nel senso che se si riescono a garantire condizioni nelle quali si possa arrivare a una autosufficienza economica, allora ci sarà anche la libertà di voto, altrimenti un individuo sarà facilmente ricattabile e il suo voto non sarà mai completamente libero.
Dopo avere fatto qualche considerazione sulla disfatta romana (obiettivamente la tenuta della provincia ha un peso diverso dal punto di vista politico) e in generale sulla situazione del voto in Italia, faccio qualche considerazione 3 giorni dopo il 25 aprile.
Tante sorprese, troppe dal punto di vista negativo. Si spazia da Berlusconi, premier in pectore, che non partecipa alle celebrazioni e, anzi, preferisce ricevere il balilla Ciarrapico, a un gruppo di imbecilli xenofobi (di sinistra, perchè ce ne sono anche di sinistra) che contestano la brigata Ebraica, composta da eroi che si immolarono per la nostra libertà; per poi passare dal sindaco di Milano che, non avendo alcun voto da conquistare, ha pensato di starsene alla lontana dal corteo milanese, come del resto quasi tutto il centrodestra, per poi finire con l'ennesima intervista a Dell'Utri che conferma la sua volontà di revisionare i libri di scuola.
Io credo che le uniche parole che valgano la pena ricordare, siano quelle del presidente Emerito, Carlo Azeglio Ciampi, che ricorda come, incontrando su un treno un vecchio amico, aderente alla Repubblica Sociale, lo abbracciò, compiacendosi di vederlo sopravvissuto e che, tutto sommato, era importante riappacificarsi nonostante tra i due l'amico fosse stato dalla parte sbagliata.
In questo aneddoto c'è tutto quello che dovrebbe contenere il 25 aprile nel XXI secolo; ricordo, memoria, comprensione e pacificazione, non revisionismo.

Revisioni
post pubblicato in Diario, il 24 aprile 2008

Domani è il 25 aprile, la festa della Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazi-fascista. In tanti, in questi giorni, provano un giochino che da qualche tempo, va di moda: revisionare tutto, alla luce di fatti, cose o testimonianze note solo oggi.
Io sono dalla parte della completezza di informazione, quindi ben vengano nuove verità su quello che è stato un periodo terribile per la nostra storia; quando un popolo, infatti, perde la possibilità di autodeterminarsi, governarsi, perchè soggetto a una dittatura, per giunta maggiore alleata della peggiore forma di assolutismo mai vista sulla terra (il nazismo), c'è un punto di rottura in cui la gente si ribella e rivendica i propri diritti. In quei tragici italiani combattevano contro altri italiani, ognuno in nome di un ideale diverso, in uno scontro, che, ahimè, è tipico delle guerre civili.
Allora cercare a tutti i costi di vedere torti o ragioni in quella che è stata la pagina più triste della nostra storia, è un gioco scolastico, quasi una partita di  Risiko. Il movimento partigiano ebbe il grande merito di condurre la lotta di liberazione, in attesa che facessero capolino le truppe americane, con tanti uomini e donne che immolarono la loro vita al servizio della libertà, di quella che riconoscevano come la loro patria. Sicuramente degli errori furono fatti, in mezzo a migliaia di valorosi probabilmente ci fu qualche testa calda, ma come si fa a rivalutare tutto ciò che fecero i partigiani in nome di un revisionismo storico, influenzato da questa perenne smania di volere trovare un par condicio anche nella storia?
La lotta di Liberazione è un valore sacro, indissolubile, a cui ognuno di noi dovrebbe fare riferimento come stella polare quando si parla di libertà, democrazia e patria, poichè ogni dittatura, di qualsiasi colore essa sia, porta via la dignità di un popolo al servizio di gruppi di potere che impongono con la forza la propria volontà; il movimento partigiano ridiede al popolo italiano la dignità di potersi definire tale, basterebbe non dimenticarlo.

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