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La Primavera a Palermo comincia il 21 maggio
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2012


Leoluca Orlando è il nuovo sindaco di Palermo; i palermitani lo hanno scelto al ballottaggio (il primo nella storia delle comunali palermitane) con 158.010 voti, pari al 72,43% dei votanti, preferendolo a Fabrizio Ferrandelli, candidato di PD e SEL, votato da 60.139 elettori, paril 27,57%.

Aldilà dei numeri e della forte percentuale di astenuti (in numero dei voti validi è rimasto invariato ma dobbiamo considerare che al primo turno più di 100.000 schede non avevano riportato preferenza per il sindaco), la vittoria di Orlando è stata netta, a conferma del risultato del primo turno dove il candidato di IdV, Verdi e Comunisti, aveva già superato quota 100.000 sfiorando clamorosamente la vittoria al primo turno.

Il successo del sindaco della Primavera palermitana, è pesante, soprattutto considerando i riflessi che quest'affermazione avrà sulla politica regionale, con le dimissioni annunciate di Lombardo e le elezioni regionali nel prossimo autunno. Cracolici e Lumia, promotori dell'alleanza con il dimissionario presidente della Regione, hanno perso la loro partita-scommessa; i due avevano puntato forte sul rampante ex consigliere di IdV, e avevano già vinto la prima partita, quella delle contestatissime primarie, contro la Borsellino, affermando di fatto la loro linea rispetto alla classica alleanza di centrosinistra. La vittoria di Orlando ha, di fatto, rimesso in discussione la linea "lealista" nei confronti del governo Lombardo anche se, di fatto, non si tratta di un'affermazione del centrosinistra.

Nei fatti, Orlando ha invitato i palermitani a puntare forte sulla sua persona e sulla sua competenza, andando oltre i partiti (IdV, di fatto, a Palermo, è un partito assolutamente dipendente dalla figura del sindaco), e raccogliendo un risultato clamoroso se si pensa alla differenza tra i voti raccolti dalle liste che lo sostenevano con i voti raccolti come sindaco (41.442 voti di lista contro i 105.286 raccolti come preferenze personali). A Ferrandelli, che durante la campagna elettorale aveva alimentato una campagna di screditamento nei confronti dell'avversario strumentalizzando le incomprensioni che Falcone e Orlando avevano avuto, prima dell'assassinio del magistrato, non è rimasto che verificare la forza, ancora attuale del suo ex-patriarca (così aveva definito la sua formazione politica), oltre che il mancato appoggio di una parte del PD, che la linea di Cracolici e Lumia ha di fatto spaccato. A niente è servito il cambiamento di rotta che Ferrandelli ha attuato nell'ultima settimana, tornando a usare toni distensivi, (famosa la stretta di mano durante un dibattito organizzato da Addiopizzo) e tornando a parlare dei suoi validi programmi; i toni e gli attacchi usati in precedenza avevano allontanato una parte dell'elettorato moderato, facendolo propendere per l'astensione o per l'attuale sindaco.
Alla stragrande maggioranza dell'entourage di Ferrandelli resta il rammarico di non avere condotto una battaglia in totale autonomia, sganciandosi dal'abbraccio mortale del PD,  con quei metodi e quel linguaggio che aveva permesso a Ferrandelli di entrare nella casa di tanti palermitani.
Dalla sua parte invece Orlando ha potuto contare sull'entusiasmo di tanti palermitani, pronti a scommettere nuovamente sul sindaco della primavera, chiamato a rimettere in piedi una città distrutta e vandalizzata dall'amministrazione Cammarata.

Il compito non sarà facile, come già ammesso dallo stesso Orlando, ma la sua giunta, presentata tra primo e secondo turno, composta da un mix di fedelissimi del Professore e new entry assolute, è già al lavoro per fare ripartire la "macchina" comunale. Questa volta, anche per smentire i denigratori che sino ampliamente pronunciati durante la campagna elettorale, sarà fondamentale per il sindaco Orlando non sia "uomo solo al comando" ma dia vita a un processo virtuoso di crescita degli amministratori per gettare le fondamenta per il futuro di questa sfortunata città.
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