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Un attentato alla dignità della gente onesta
post pubblicato in Per non dimenticare, il 18 luglio 2013


Pensare che, dopo 21 anni dall'attentato di via D'Amelio, non si sappiano, con certezza, mandanti ed esecutori materiali è agghiacciante e lo sarebbe sul serio se il nostro fosse un paese "normale". Invece, in questi lunghi anni, passati da quel botto tremendo che scosse la città di Palermo e la coscienza di tutti i siciliani (ed italiani) onesti, abbiamo assistito ad ogni tipo di depistaggio, come i tanti misteri che avvolgono la storia delle principali stragi nel nostro paese, da piazza della Loggia a Ustica, tanto per citare le più note.
Anche via D'Amelio, se qualcuno continuava ad avere dubbi, non è (solo) il mero atto di belligeranza di Totò Riina e dei suoi sodali contro l'ultimo avversario pericoloso rimasto, dopo l'eccidio di Capaci. Purtroppo dietro c'è molto altro, così come sta dimostrando la storia che ci parla di una trattativa tra una parte consistente dello Stato e proprio cosa Nostra, una sorta di armistizio fatto con uno scambio di prigionieri (i corleonesi) e con trattamenti di riguardo per i mafiosi in carcere. Come questa trattativa sia diventata il motivo scatenante di quell'atto di guerra, armato dalla mano mafiosa il 19 luglio del 1992, è il vero mistero. Cosa scoprì veramente Borsellino e cosa aveva annotato di tutta questa vicenda sulla sua agenda rossa sono il vero mistero; e chissà se un giorno quel pezzo di stato che oggi si trincera dietro silenzi, omissioni e depistaggi avrà un giorno il coraggio e la dignità di rivelare questi segreti, che gettano un'ombra scurissima sulla storia degli ultimi 30 anni.
Allora penso che serva veramente a poco, ogni anno, celebrare la memoria di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Cosina, con delle manifestazioni a cui partecipano pezzi di quello stesso stato (con la esse minuscola) che ogni giorno, attraverso il silenzo omertoso mafioso, ne calpestano la memoria. Quest'anno sarebbe bello se in via D'Amelio si ritrovasse solo quella gente per bene, onesta, che intende fare rispettare la propria dignità chiedendo, a gran voce,  quella verità che la memoria e l'onore di quei valorosi servitori dello Stato (il loro, si, con la S maiuscola) meritano, ogni giorno della nostra vita.

19 volte 19
post pubblicato in Per non dimenticare, il 19 luglio 2011

Sono passati 19 anni ma ancora la verità non è emersa. Pareva tutto ormai dato per scontato, individuati mandanti palesi (non quelli occulti), esecutori materiali, moventi: e invece la rivelazioni del neo-pentito Spatuzza, peraltro perorate da riscontri fatti dalle procure di Palermo e Caltanissetta, rimettono tutto in discussione, rendono chiaro quello che chiaro era parso a tutti:  la strage di via D'Amelio, a cominciare dalla sparizione della famosa agenda rossa, è stata soggetta di depistaggi e menzogne.

E nel giorno più doloroso per i palermitani onesti e per le famiglie delle vittime, Rita Borsellino rivendica il diritto a una verità che non si riveli sottoforma di spezzatino, che venga fuori una volta per tutte e che riveli la mano e la mente della strage. Chi fu complice della mafia?

La verità non ci restituisce i morti ma il futuro della nostra società non può prescindere dalla consapevolezza di chi prese parte al più vile atto di guerra, e di chi volle la morte di Paolo Borsellino e, qualche mese prima, Giovanni Falcone...

 

...non dimenticare, mai!

Così parlo Totò
post pubblicato in Per non dimenticare, il 19 luglio 2009



Diciassette anni dopo via D'Amelio, Totò Riina, accusato in più indagini di essere uno dei mandanti delle stragi che misero in ginocchio lo Stato negli anni 80 e 90, punta il dito contro i veri mandanti della strage, per mezzo del suo avvocato.
Il vero torto in realtà non viene fatto dall'ex capomafia ma tutti coloro che si sono affrettati ad avallare questa ipotesi solo dopo che queste parole sono state pronunciate.
E' pur vero che esistono pesanti ombre sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio ma lasciamo che sia la magistratura, con le proprie indagine e la collaborazione delle forze dell'ordine, a smascherare e svelare questi terribili delitti. Dare seguito alle parole di Riina di fatto lo riabilita in parte e questo sarebbe uccidere nuovamente Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Questo non possiamo accettarlo.

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