E la montagna partorì il topolino...
Il governo Monti mantiene la promessa; ieri infatti sono stati pubblicati i redditi dei ministri del governo Monti, premier compreso e, ovviamente, è partito il tam tam gossipparo sui chi c'ha di meno, chi c'ha di più, chi ha una Ibiza e chi ha proprio Ibiza (l'isola, per intenderci)...
Scherzi a parte, questa è una furba operazione di marketing, sulla falsa riga di quanto già fatto dall'ex mini-ministro Brunetta, che dovrebbe rendere l'idea della trasparenza con il quale questo governo si è cominciato ad occupare delle sorti dello stato italiano. Ma si tratta di una trasparenza solo fittizia...
I media infatti si sono subito impegnati a fare le classifiche, nel classico primordiale giochino di chi ce ne ha di più o chi paga più tasse; sono state elencate società, fondi di investimento, immobili, quote azionarie, automobili e terreni, e alla fine è stata eletta reginetta del governo il ministro Severino, plurimilionaria e pluricontribuente.
Quello che i media però non ci dicono è chi governa la crisi non ha la minima percezione personale della stessa: cosa può "sentire" un milionario rispetto al prezzo dei carburanti che schizza alle stesse, o del valore dei salari reali che sta crollando sotto il peso degli aumenti dei beni di prima necessità?
Come può un governo invocare sacrifici (ed essere ritenuto credibile) quando gli stessi ministri, già milionari e, tranne in rari casi, con un altro lavoro, percepiranno mediamente a testa, tra diarie (ma di che???) e emolumenti, tra 190.000 e 230.000?
Perchè nessuno si interroga su come i patrimoni dichiarati siano stati accumulati e come sia possibile per un manager pubblico o privato, guadagnare certe somme al cospetto degli stipendi dei comuni mortali 10 volte più bassi?
Perchè nessuno non fa notare al premier Mario Monti che il tetto degli stipendi dei manager pubblici, che egli stesso intende introdurre, non può valere anche per ministri, e i sottosegretari?
Cari ministri, non basta pagare le tasse; accumulare non è di certo un reato ma in un periodo in cui ogni giorno centinaia di famiglie finiscono sul lastrico perdendo la casa e/o il lavoro, sarebbe un atto di sano realismo accettare un rimborso spese per dare un servizio allo Stato, piuttosto che approfittare dell'occasione per comprare un attico a piazza San Babila.