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I nuovi miserabili
post pubblicato in Diario, il 11 agosto 2018
Cosa succede agli italiani e, nel particolare, ai siciliani? Da popolo caratterizzato per la propria accoglienza, per la propria cultura "meticcia" caratterizzato dalle tante (forse troppe) dominazioni, siamo veramente diventati un popolo intollerante e razzista? O forse il problema, (come scritto nell'ottimo editoriale del GdS dell'ottimo direttore Marco Romano) non è ideologico ma di ben altra natura?

Mia personalissima opinione, e ovviamente tale resta, è che alla base di questa ondata di odio razzista, cavalcata dai movimenti di estrema destra e dai populisti senza scrupoli (alcuni dei quali oggi sono al governo), ci sia una vera e propria lotta tra poveri. Lo Stato, oggi, non è in grado di garantire, quella parte di Welfare capace di sostenere le fasce più povere (sempre più povere, da quanto emerge dalle frequenti analisi economiche che i giornali, quasi ogni giorno, ci propongono).
E' saltato il sistema dell'edilizia popolare, depredata dai soliti amministratori disonesti che, invece di assistere i senzatetto a cui tale diritto spetterebbe, per anni hanno utilizzato le case popolari per acquisire consenso e hanno, volutamente girato la testa dall'altra parte quando le stesse case venivano occupate in maniera abusiva e illegale dai soliti noti. Ad aggravare la situazione dei senzatetto ha pesato la crisi speculativa che ha investito banche, spread e, di conseguenza, mutui, e, a causa della quale, tante famiglie hanno perso la casa (per l'impossibilità di pagare le rate dei mutui, diventati insostenibili).
Non parliamo poi dell'assistenza economica alle famiglie più povere, non garantita dallo Stato (a cui spesso si sostituisce il terzo Settore) se non attraverso i cosiddetti ammortizzatori sociali (che, lo ricordo, valgono quasi esclusivamente per le grandi crisi aziendali ma sono quasi nulli per le piccole e medie imprese) o tramite le cosiddette pensioni minime che non permettono alle persone anziane di vivere vite dignitose.
In questa situazione, in cui la fascia di povertà interessa un numero sempre maggiore di cittadini, lo Stato (co-finanziato dalla UE e costretto da sentenze degli organi di giustizia internazionale) sembra invece intervenire a favore di altri disperati, provenienti dai paesi più martoriati dell'Africa (dove, per chi non lo sapesse, muoiono da anni, diversi milioni di persone), disposti a rischiare la pelle in mare, alla mercè della mafia scafista, pur di ritrovare in Italia (ma soprattutto negli altri paesi europei) il sogno di una vita dignitosa. Poveri contro poveri, appunto.
La logica conseguenza è un conflitto sociale, una macelleria sociale alimentata dal cosiddetto populismo militante (di cui ormai è permeata tutta la classe politica), nella quale i poveri italiani accusano i propri governanti di favorire i "migranti", dipinti come privilegiati e agevolati, ma che in realtà sono solo dei poveri diavoli in cerca di un futuro migliore.
Cosa cambierebbe se lo Stato garantisse un sistema di Welfare che assistesse i meno abbienti? Di sicuro non ci sarebbe quel sentimento (umano) di rancore nei confronti di uno Stato che viene sempre più visto come iniquo, ritornando a quello spirito di accoglienza che appartiene al DNA di questo popolo.
Un piccolo avviso agli attuali governanti: soffiare sul fuoco del conflitto sociale porta voti ma è pericoloso; dovesse scoppiare un "incendio", di dimensioni e di proporzioni così vaste, passare da pompiere a Nerone è un attimo, non dimenticatelo.
Le pagelle di Palermo - Pescara
post pubblicato in il calcio del pallone, il 7 aprile 2018
Il Palermo manca l'appuntamento con la vittoria davanti al suo pubblico, impattando per 1-1 contro un Pescara meritevole e rigenerato dalla cura Pillon. Il tecnico ex Chievo ha messo in campo una squadra ordinata, aggressiva e pronta a colpire in contropiede. Gli abruzzesi possono addirittura recriminare per una vittoria sfumata, dopo il rigore parato da Pomini a Gaston Brugman, ex di turno, peraltro già a segno all'andata. I rosanero invece sono apparsi appannati e macchinosi, con Coronado unica fonte di gioco e di ispirazione, autore del vantaggio rosanero, poi annullato dalla risposta di Valzania, complice una goffa deviazione di Chochev. I rosanero possono davvero mordersi le mani, in una giornata in cui tutte le squadre di testa hanno frenato tranne il Parma che, con la vittoria sul Frosinone, entra a pieno titolo tra le contendenti alla promozione diretta. Ora spazio alle pagelle.

Pomini 7,5: Attento nel primo tempo su Brugman, incolpevole su Valzania, prodigioso su Brugman. Se il Palermo non capitola oggi il merito è tutto del 38enne ex bandiera del Sassuolo.

Dawidowicz 5,5: In difficoltà come quasi tutta la difesa del Palermo di fronte al movimento degli attaccanti pescaresi, sbaglia qualche pallone di troppo in fase di spinta sul finale.

Struna 6: Migliore tra i tre centrali del Palermo, cerca sempre di mettere una pezza ogni volta che i pescaresi attaccano l'area avversaria. In avanti prova a farsi valere sul gioco aereo ma senza risultato.

Rajkovic 5: Causa il secondo rigore consecutivo, con un intervento goffo e in ritardo. Dalla sua parte poi, complice la scarsa attitudine di Alesaami a coprire, vanno a notte. Lui li limita con esperienza e senso della posizione. Qualche pallone di troppo sbagliato in fase di appoggio.

Rispoli 6: Non incisivo come in altre gare ma efficace in entrambe le fasi. Su finale Tedino lo sposta permanentemente in avanti, ma i suoi cross non sono sfruttati dai compagni.

Jajalo 6,5: E' il migliore dei suoi (Coronado fa un altro campionato), ormai da qualche tempo, per il modo in cui abbina quantità e qualità nelle giocate, e, non a caso, da una sua verticalizzazione inizia l'azione che porta i suoi in vantaggio. Nel finale spende un cartellino in maniera intelligente.

Chochev 5: Sfortunato in occasione del goal di Valzania ma, in generale, impalpabile. Non ci mette il nerbo giusto, la "garra" necessaria per supportare un Palermo a trazione anteriore. Sembra sintonizzato su un'altra frequenza rispetto ai compagni.

(Gnahorè 6,5): Il suo ingresso ridà sostanza alla mediana rosanero: recupera tantissimi palloni e prova in avanti a farsi valere nel gioco aereo; difficile capire perché Tedino abbia voluto rinunciare al francese.

Alesaami 5,5: Parte fortissimo, una scheggia che punta sistematicamente l'avversario. Col passare del tempo però gli avversari gli prendono le misure. Quello che però delude è il contributo praticamente nullo in fase difensiva, lasciando la fascia destra in balia degli abruzzesi.

Coronado 7: Si muove da mezz'ala quest'oggi, vista la presenza del doppio centravanti. Se da un lato si trova più lontano dalla porta, questo gli permette di partire da lontano, provando giocate come quella, fantastica che porta in vantaggio i rosa. Nel secondo tempo Pillon gli toglie campo e ossigeno e, dopo l'ennesimo contrasto, Tedino decide di toglierlo dal campo. Speriamo che non sia fatto nulla perché Coronado è 3/4 di Palermo.

(Trajkovski 5,5): Tedino lo butta nella mischia rivoluzionando la squadra. Ne derivano 10 minuti di confusione totale, alla fine del quale il macedone si piazza largo a sinistra per provare a sfruttare le sue capacità di rientrare sul destro. Non incide.

Nestorovski 4,5: Lento, macchinoso, quasi svogliato. Fare (non) giocare questo Nestorovski è un lusso che il Palermo non può permettersi. Non pervenuto.

(Moreo 5,5): Sfiora un goal rocambolesco anticipando (probabilmente con fallo) Fiorillo, ma non riesce a incidere. Certo fa meglio del collega sostituito ma oggi era un compito abbastanza facile, quasi scontato.

La Gumina 6: Ninuzzo ci prova sempre, sbraccia, combatte, fa a botte (e rischia anche) e ci prova anche di testa ma la co-presenza (assenza) di Nestorovski gli toglie spazi e palle giocabili.


Pescara

Fiorillo 5,5, Fiamozzi 6, Coda 6, Fornasier 6,5, Crescenzi 6; Coulibaly 5,5 (Machin s.v.), Brugman 5, Valzania 6,5; Mancuso 5,5 (Balzano s.v.), Pettinari 6, Capone 6,5.

Arbitro Piscopo 5,5: Non ha omogeneità di giudizio tra giudizi, soprattutto nella prima fase della gara dove mostra un po' troppa compiacenza nei confronti degli abruzzesi. Giuste la valutazione sul rigore concesso, manca qualche cartellino giallo (Brugman e La Gumina).

Allenatori

Tedino 5,5: Non è il solito Palermo totalizzante; la squadra lascia per troppo tempo il pallino del gioco nelle mani degli abruzzesi, soprattutto dopo il goal di Coronado. Sorprende la scelta di rinunciare contemporaneamente a Murawski e Gnahorè, delude l'opzione doppio centravanti, soprattutto alla luce della prestazione impalpabile di Nestorovski e Chochev; quasi incomprensibile il modulo scelto per il finale di partita.

Pillon 6.5: Rigenera il Pescara, adottando scelte coerenti al suo predecessore Zeman (è un 4-3-3 più coperto ma altrettanto efficace) ma soprattutto mettendo le chiavi della squadra a Brugman, la cui unica, ma decisiva, pecca di una buona prestazione, è il rigore parato da Pomini.

Fabrizio Frizzi: un uomo vero in un mondo di plastica
post pubblicato in Personale, il 26 marzo 2018
Non mi piace scrivere post in stile "coccodrillo" sulle celebrità che passano a miglior vita, specie se poi si tratta di personaggi televisivi. Fabrizio Frizzi, però, non era solo un personaggio televisivo...

A lui ho legato i ricordi più fulgidi della mia adolescenza televisiva: ricordo pomeriggi passati a guardare Paroliamo, che fu il mio primo gioco di società, con un giovanissimo Fabrizio, Claudio Sorrentino e Roberta Manfredi, o Tandem, con la stessa collaudatissima squadra. Lo ricordo in quella drammatica sera di quel 23 maggio 1992, quello della strage di Capaci, in cui andò in onda, nonostante la sua volontà (si seppe solo molto tempo dopo) fosse tutt'altra, esponendosi a feroci e ingiustificate (nei suoi confronti) critiche. Lo ricordo in quell'"Europa Europa", che conduceva con Elisabetta Gardini, un programma che cercava di preparare le menti a quell'Europa unita che, poi, si sarebbe dimostrata pura utopia. E come non ricordarlo nelle innumerevoli edizioni condotte da Miss Italia, sempre con quell'atteggiamento garbato, educato, mai fuori dalle righe. E infine, negli ultimi anni, dopo parecchio tempo di oblio televisivo, la rivincita con I soliti Ignoti (Amadeus mi è simpatico, ma il format italiano è stato creato ad immagine e somiglianza di Fabrizio), e infine con L'Eredità, che divideva con Carlo Conti.

Fabrizio Frizzi era geneticamente diverso rispetto a tutti i personaggi dello show business; la sua risata coinvolgente, il suo modo garbato di porsi con gli ospiti e di rivolgersi alla sua platea televisiva, la sua educazione e quei toni sempre pacati erano il suo marchio di fabbrica. In una televisione urlata, volgare, sudicia, lui rappresentava un volto pulito, un uomo normale nella sua straordinarietà.
Guardare la tv e non imbattersi in quella faccia da eterno ragazzo, sempre pronto a dispensare una battuta e una parola di incoraggiamento o di sostegno al suo interlocutore, senza mai essere ossequioso o banalmente servile, sarà veramente strano. Io piuttosto voglio immaginarmelo nell'Olimpo dei conduttori (amici non politeisti, passatemi questa licenza poetica) accanto a  Corrado che, per le parole dello stesso Fabrizio, era stato il suo modello e a cui lui somigliava tanto per i modi e per uno stile inconfondibile, di vero gentiluomo, di vero uomo.

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permalink | inviato da occhiodelciclone il 26/3/2018 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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