Spesso lo scrivo e continuo a ripeterlo: il nostro è un paese strano.
Succede, per esempio, che, nel decennale della dipartita di Bettino Craxi si decida di capovolgere la storia degli ultimi 10 anni. Di Pietro e il pool di Mani pulite diventano carnefici e assassini, Craxi e il PSI diventano il partito dei perseguitati, Craxi l'erede nella persecuzione e la prima repubblica la migliore l'Eden in cui il nostro paese è vissuto.
Naturalmente tutto è molto semplificato ma rende l'idea su come una forte campagna mediatica in atto, omettendo alcune non sconfessabili verità, cerchi di riabilitare un modo di fare politica che ha quasi cacciato il nostro paese nel baratro economico e morale.
Si parla di Craxi come obiettivo della persecuzione giudiziaria, costretto in esilio. In realtà tutto ciò tecnicamente viene chiamata latitanza e, a mio avviso, sarebbe stato meglio per Craxi restare qui e affrontare i processi con lo stesso piglio con cui decise di affermare, con la forza delle sue idee, le proprie ragioni in Parlamento ammettendo il sistema perverso con il quale i partiti si finanziavano chiamando in causa tutti gli attori dell'agone politico.
Craxi fu un politico di grandissimo spessore, capace di rappresentare il nostro paese con autorità e grande dignità, anche di fronte a USA e Russia, costituendo nei fatti la prima fattispecie di dialogo con il mondo arabo del quale, con tanti se e tanti ma, diventò interlocutore privilegiato. Di contro, però, fu, insieme a tanti esponenti politici dell'epoca, rappresentante di un sistema affaristico-politico che aveva nel finanziamento "occulto" dei partiti solo la punta dell'iceberg di un coacervo di intrecci economici molto più complessi. Si parlava di corruzione, concussione, partitocrazia nel termine più brutale del termine, primari e funzionari in quota-partito.
Oggi è proprio questo che si dimentica: parafrasando quanto detto dal presidente Napolitano non si può dimenticare in entrambe i sensi; grandi virtù e capacità di un uomo che vide, da sinistra, oltre il comunismo ma che partecipò a mandare in cancrena un sistema, viziato da tangenti e bustarelle ad ogni livello e in ogni partito.